giovedì 26 luglio 2012

tempi bizarri e pericolosi


Tempi bizzarri e pericolosi

Mentre la catastrofe si avvicina, pdroni e politicanti ci preparano un avvenire di lacrime e sangue. n nome della democrazia.

Tempi bizzarri. Sembra di assistere alle scene di un medesimo film, ma sempre più veloci, con le borse in caduta libera. La Spagna è a rischio Grecia. L’Italia è a rischio Spagna. Francia e Germania non godono di buona salute … Tutto ciò sta rendendo evidente che l’Euro zona potrebbe andare a fondo. Quella che un anno fa era una remota ipotesi (do you remember …), diventa oggi una temuta realtà, che trascinerebbe con sé l’intero sistema capitalistico.
Mentre la catastrofe si avvicina, i politicanti del Bel Paese parlano di elezioni e di riforma elettorale, come se il problema fosse questo. Ma forse lo è, almeno dal loro punto di vista, che bizzarro non è. Così facendo, si parano il culo, legittimando il loro ruolo canagliesco, che presto sarà chiaro anche ai ciechi, quando dovranno varare “riforme” affamatrici e sanguinarie, condite con forti strette repressive.

Mentre la catastrofe si avvicina, le tensioni sociali crescono. Quanto avviene nelle piazze di Spagna potrebbe avvenire presto in Italia, dove finora i segnali di protesta degni di questo nome sono stati pochi, a parte la manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma. Ma ci sono. E preoccupano i padroni e i loro reggicoda.
La lotta di classe in Italia è attualmente diluita in mille rivoli, in cui si distinguono soprattutto i lavoratori immigrati, come sta avvenendo, per esempio, nelle cooperative della logistica dell’hinterland milanese. Sono piccoli focolai ma sono assai significativi. Sono lotte sottoposte a pesanti rappresaglie da parte delle mafie padronal-sindacali, cui fa seguito la repressione statale, di sbirri & magistrati. Ciò nonostante, smorzate da una parte, si riaccendono in un’altra. E’ inevitabile.

La democrazia non abita al campo No Tav
Tempi pericolosi. Il fuoco serpeggia e potrebbe incendiare la prateria. Ma finora, in Italia, l’unico e importante momento di lotta unitaria è stato il movimento NO TAV. La lotta, partita dalla Val Susa, è dilagata in tutta Italia. Nonostante la violenta repressione - benedetta dai soliti forcaioli di ogni risma e colore -, la protesta non accenna a spegnersi, anzi, è diventata un punto di riferimento per tutto il malcontento che sta montando in Italia. E questo preoccupa affaristi & faccendieri con le mani in pasta nella grande abbuffata dell’alta velocità, che vede solidali grandi banche, cooperative “rosse” e padroncini leghisti.
Il 23 luglio, dopo la manifestazione del 21/22 al cantiere di Chiomonte, lo storico portavoce dei padroni italiani, il “Corriere della Sera”, scende in campo e lancia l’allarme, dalla prima pagina. Il titolo è fetente come si conviene: La democrazia non abita al campo No Tav. L’articolo è firmato da un solerte pennivendolo, Marco Imarisio, che sollecita lo Stato a intervenire nelle forme e nei tempi dovuti, per ristabilire la democrazia “violata” da pochi violenti. Gli fa da spalla l’articolo di Valentina Santarpia (sic), dal titolo: “Tav, non è dissenso ma violenza”, che accoglie le velenose invettive contro i NO TAV dei soliti (squalificati) politicanti. I più ipocriti, come Di Pietro, riconoscono le ragioni del dissenso, ma condannano la violenza, quella dei manifestanti, ovviamente, non quella dello Stato, presente da un anno con forze d’occupazione militare, spalleggiate da magistrati, più o meno collusi.

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse pericolo
In poche parole, il “Corriere” si fa promotore di una brutale manovra repressiva contro i NO TAV, come se finora sbirri e magistrati avessero giocato. E soprattutto si fa promotore di un’azione preventiva a largo raggio, per preparare il terreno contro le prevedibili proteste, che scoppieranno nei prossimi mesi. Il tutto in nome della democrazia, poiché, come al solito, i protestatari, i facinorosi, sarebbero un’infima minoranza: in Val Susa, ci dice il “Corriere”, circa 500. Affermazione tutte da dimostrare. Nella sostanza, invece, quello che avviene in Val Susa, e che domani potrebbe riguardare l’intera comunità nazionale (per non dir mondiale), mette a nudo le contraddizioni e i limiti della democrazia, della democrazia in genere, e non solo della democrazia “borghese”, poiché la democrazia è borghese. Contraddizioni e limiti in cui è assai pericoloso cadere, finendo impantanati in un terreno estraneo alle lotte dei proletari.
La Val Susa dimostra che la democrazia esprime un concetto assai elastico, le cui regole sono decise dai soliti noti, ovvero dai padroni e dai loro reggicoda politici. Nel corso di circa vent’anni, buona parte della comunità della Val Susa si è opposta al TAV. Ma prima l’han fatta cornuta, raccontandole un sacco di balle, e poi, quando ha alzato la testa, l’hanno mazziata.
L’Alta Velocità è un’impresa voluta da una cricca di affaristi e speculatori e poi decisa da un Parlamento colluso, che rappresenta solo una parte della comunità italiana, quella sempre più piccola. Ieri, il Parlamento non ha rappresentato sicuramente i val susini e oggi non rappresenta sicuramente la maggioranza del proletariato italiano che, da quelle imprese speculative (le Grandi Opere), può guadagnarci, ben che gli vada, un lavoro malpagato e con poco futuro. E questo vale ancora di più per tutto quanto governo e Parlamento dicono di decidere in nome della comunità nazionale, quindi in nome dei proletari, italiani o immigrati, siano essi lavoratori, disoccupati o pensionati. Imponendogli, in realtà, un fardello di lacrime e sangue, a tutto vantaggio di un pugno di parassiti.
L’unica democrazia che i proletari possono usare, è quella che nasce e cresce in una comunità di lotta, dove non c’è bisogno di maggioranze e minoranze. Chi c’è c’è. Chi non c’è non c’è.

Dno Erba, 24 luglio 2012.

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