mercoledì 19 dicembre 2012

Considerazioni generali sull'austerità



 

da Dans le monde, une classe en lutte Décembre 2012




CONSIDERAZIONI GENERALI SULL'AUSTERITÀ

I cani proletari abbaiano e/o lottano, la carovana capitalista passa

Secondo recenti commenti economici, dei nuovi segni mostrerebbero che siamo davanti ad una nuova rottura economica mondiale, similare a quella del 2009. I marchi mondiali mostrerebbero un crollo nelle vendite ed i profitti, il che sarebbe causa di una nuova ondata di licenziamenti in un futuro prossimo. La battaglia delle monete infuria tra le entità economiche mondiali, e queste riversano dei nuovi crediti e sempre più carta moneta. 

Dovunque nel mondo -e più particolarmente in Europa-, l'austerità è regina, apparentemente per sormontare la crisi, ossia aiutare il capitale a ritrovare il mezzo per fare dei profitti e rimunerare sempre più il capitale. Siamo inondati di statistiche di ogni tipo, di cifre, di previsioni, di percentuali su dei valori che non conosciamo. Le verità di ieri si sostituiscono con le verità di oggi, ciò che ieri era affermato come una verità oggi viene presto abbandonato. La verità, dei finanzieri, dei dirigenti economici di ogni tipo, politici è quella di trovare sempre nuove verità sommergendoci di statistiche a dir loro inoppugnabili, ci vogliono far credere che la loro sopravvivenza vuol dire la nostra sopravvivenza.

Tuttavia le cose sono semplici, a condizione di sapere come funziona il sistema capitalista. Semplicemente, la sua forza viene dalla sua possibilità di produrre delle merci, di appropriarsele e di trarre profitto dalle loro vendite. Essenzialmente, ciò riposa sulla condivisione del valore che lo sfruttamento della forza di lavoro di miliardi di esseri umani produce in questa produzione di merci. Finché il capitalismo esiste, è la legge ferrea di questo sistema.
Secondo questa legge, questo valore è ripartito tra il capitale -l'insieme dei capitalisti che gestiscono una massa enorme di capitali- e l'insieme dei lavoratori. Fu da sempre una condivisione impari ma la parte congruente che torna alla forza da lavoro può cambiare, col tempo, secondo i paesi, in funzione del rapporto di forze sul luogo dello sfruttamento di questa forza di lavoro. In questo sfruttamento da parte del capitale, c'è un paradosso: più il capitale prende una parte più grande di questo valore, più aumenta, più ha bisogno di trovare dei settori capaci di portargli ancora più valore. La crisi trova la sua origine nel fatto che i lavoratori, con la loro porzione congruente di valore, non possono consumare la totalità delle merci messe sul mercato. Da un altro lato, le masse enormi di capitale alla ricerca di profittabilità si lanciano in speculazioni di cui ciascuno può conoscere gli effetti nauseabondi.
Uno degli elementi essenziali di tutta questa situazione è la ricerca sfrenata dovunque nel mondo di mezzi per aumentare la parte di valore che torna al capitale. Le misure di austerità mirano globalmente a raggiungere questo scopo. Le condizioni di sfruttamento del lavoro e la situazione economica degli Stati non essendo uniforme, queste misure colpiscono differentemente non solo i lavoratori ma una buona parte della popolazione. Le reazioni sono differenti in funzione dell'impatto relativo di queste misure che, detto con altre parole, non è altro finalmente che un più grande prelievo di valore da parte del capitale. Basta paragonare le devastazioni dell'austerità e le reazioni nei paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna o l'Italia, e le poche reazioni in Francia ed in Germania per esempio.
Si è fatto un gran rumore con i paragoni tra i costi del lavoro, il tempo di lavoro ed i vantaggi sociali nei differenti paesi europei per incitarci a "fare meglio degli altri", il che sarebbe un incitamento a lotte tra proletari ingabbiati nel loro nazionalismo. Ma la semplice logica dovrebbe permettere di comprendere che se ogni Stato riesce a fare abbassare il costo del lavoro, tutto torna in questi rapporti relativi tra Stati al medesimo punto di partenza, solo un livello sotto a ciò che esisteva prima.
Tuttavia, parecchie cose sono cambiate: Globalmente, per l'insieme dei lavoratori, la parte del valore che gli era concesso diminuisce, il che aumenta di tanto la parte che si concede il capitale. Non importa se questo diminuisce di tanto per i lavoratori la parte assegnata alla consumazione delle merci prodotte, il che non è per risolvere la crisi, ( di cui certi circoli capitalisti sono coscienti pure non sapendo come risolvere questa quadratura del cerchio); La crisi si esprime anche in una guerra delle monete, (principalmente dollaro contro euro), per trovare dei mercati nella competizione internazionale. Più si abbassano i costi di produzione - più spesso tramite una strumentalizzazione dell'ampiezza della crisi in certi paesi -, più si modificano i tassi relativi delle monete, più ci sono possibilità di conquistare delle parti di mercato a spese degli altri. Ma anche là , è la quadratura del cerchio perché tutti i colpi sono permessi.
Ciò che rimane, è la lotta di classe per tentare di arginare questa offensiva generalizzata riguardo alla parte dei lavoratori nel valore; le reazioni, così forti e così costanti che siano, restano localizzate. Finora non hanno molto disturbato la messa in opera delle politiche di austerità. Un tentativo come quella della Confederazione europea dei sindacati di elevare, (a fior di labbra), questa lotta al livello europeo è fallita penosamente, al tempo stesso a causa della diffidenza generalizzata sul ruolo delle centrali sindacali nazionali, e delle differenze nazionali che abbiamo rilevato. Finché le cose resteranno a questo livello, ci saranno nel mondo intero sempre più offensive del capitale e la diminuzione del livello di vita dei proletari.

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