La crisi
le dinamiche e le passioni
che agitano
il presente… e il futuro…….
“In Italia, dove la produzione capitalistica
si sviluppa prima che altrove, anche il dissolvimento dei rapporti di servitù
della gleba ha luogo prima che altrove. Quivi il servo della gleba viene
emancipato prima di essersi assicurato un diritto di usucapione sulla terra.
Quindi la sua emancipazione lo trasforma subito in proletario eslege, che per
di più trova pronti i nuovi padroni nelle città, tramandate nella maggior parte
fin dall’età romana. Quando la rivoluzione del mercato mondiale dopo la fine
del secolo XV distrusse la supremazia commerciale dell’Italia settentrionale,
sorse un movimento in direzione opposta. Gli operai delle città furono spinti
in massa nelle campagne e vi dettero un impulso mai veduto alla piccola
coltura, condotta sul tipo dell’orticoltura” Karl Marx, Il Capitale
Partiamo
con questa pedante citazione, perché riteniamo importante analizzare la crisi,
rompendo fin da subito un tabù, che spesso aleggia nella sinistra rispetto ad
un presunto ritardo nel modello di produzione capitalistico in Italia. Questo
ha fatto si che ancora oggi in Italia si analizzi la crisi
considerando determinate organizzazioni sociali come retaggio del passato e non
come elementi strutturali e integrati nell’economia politica presente. Pensiamo
ad esempio alla valutazione dell’economia criminale (mafia, camorra,
‘ndrangheta), considerata elemento parassitario rispetto ad una economia
produttiva sana, valutazione che non coglie il livello di integrazione tra
questi elementi.