Il gioco del pollo: l’eurocrisi
da Insurgent Notes, n.6, giugno 2012
http://insurgentnotes.com/
Inizi dell'estate del 2011, la crisi dei
debiti sovrani colpisce la periferia dell'Europa, mettendo quasi a rischio
l'euro stesso. Con il lancio delle politiche di austerità da parte dei “ministeri” in carica di
Bruxelles e Francoforte e il “default ordinato” in Grecia, le acque si
sono un po' calmate, solamente a causa delle iniezioni di liquidità della Banca
Centrale Europea. La primavera, tuttavia, sembra annunciare nuove tempeste
all'orizzonte, con nuove pressioni sul debito sovrano spagnolo e il futuro
incerto della Grecia.
A prescindere dalle previsioni, sempre
incerte, questo articolo cerca di ricostruire la dinamica della crisi Europea
nell'ultimo anno, collocandola nel contesto della crisi globale, della quale è
un “punto caldo” fondamentale
[1]. La questione è se è possibile cogliere i contorni di un conflitto, non
ancora competamente allo scoperto ma nemmeno completamente velato, tra, da una
parte, i palazzi di Wall Street – FED -Tesoro americano, con la loro appendice
finanziaria britannica, e, dall'altra, una contro- strategia di Berlino,
quantunque ancora no perfettamente definita. Identificare una logica specifica
dietro gli eventi è fondamentale, sia analiticamente che politicamente, per
cogliere le possibili linee tendenziali della crisi. In questo modo possiamo
riconoscere aspetti e umori delle classi sociali in Europa mentre cerchiamo un
punto di rottura – per ora solo abbozzato negli occasionali movimenti degli
Indignados e nelle lotte in Grecia – oltre la critica di una generica
“speculazione finanziaria” e oltre il rischio di essere spinti ai margini in
atteggiamenti localistici o nazionalisti anti-Germania.[2]