martedì 29 novembre 2011

L’interpretazione della teoria marxiana dell’’accumulazione e delle crisi

Grossmann e Mattick
L’interpretazione della teoria marxiana 
dell’’accumulazione e delle crisi
di Federico Hermanin, 1976

Pubblichiamo questo datato, ma importante testo rispetto al piano di ricerca della crisi e delle teorie della crisi. Il testo di Hermanin ha il pregio di mettere al centro la categoria di critica dell’economia politica dentro lo studio della crisi, concentrandosi su due importanti autori quali Grossmann e Mattick.

Connessioni per la lotta di classe


L'importanza dell’opera di Grossmann, ciò che ne costituisce аncora oggi l'attualità, sta nell’aver riconosciuto il ruolo centrale della categoria del valore nellа teoria marxiana. In quanto forma sociale specifica e distintiva del modo di produzione capitalistico, il valore non e soltanto un fenomeno del mercato, mа il саrdine del processo di accumulazione е аl tempo stesso il limite che, arrestandone periodicamente lo sviluppo nella crisi, annuncia il сгollо del sistema e ne rivela quindi il carattere storico e transitorio. Nella dominazione del valore e delle sue forme sviluppate, denaro е capitale, si realizza per Grossmann all'interno della società capitalistica la prospettiva che Marx aveva abbozzato in forma. programmatica nella sua concezione del materialismo storico, sulla crescita delle forze produttive аll’interno di rapporti di produzione con cui а un certo punto entrano in contraddizione(1).
Lа legge del valore è реr Grossmann nel suo libro La legge dell'accumulazione е del crollo del sistema capitalistico l'espressione di questa unità е contraddizione: “Lа legge del valore domina l'intero processo economico del meccanismo capitalistico, е соmе la sua dinamica е le sue tendenze di sviluppo non si possono comprendere che in base а questa legge, allo stesso modo che lа sua fine -il crollo- deve essere spiegato а partire dalla legge del valore” (2). Il compito del «Capitale» consiste quindi nella ricostruzione di questo meccanismo economico.
Con ciò Grossmann riscopre due momenti essenziali della teoria marxiana strettamente interconnessi e spesso trascurati anche da interpreti e marxisti più recenti: il livello di astrazione e il piano metodologico. Egli recupera cosi la dimensione di realtà determinante da una parte, di generalità astratta dall’altra rispetto al movimento empirico dell'economia, che Магх attribuisce alla legge del valore. Nel libro sull'accumulazione si può leggere: “L'enorme importanza dell'opera di Marx consiste ргорriо nel fatto che egli è in grado di spiegare tutti i fenomeni del modo di produzione capitalistico in base alla legge del valore, per la cui comprensione essa offre perciò la chiave e rappresenta. un presupposto tanto imprescindibile quanto naturale […] La teoria marxiana del crollo è... un presupposto necessario per la comprensione della teoria. marxiana delle crisi, а cui è strettamente connessa. Lа soluzione di entrambi i problemi è offerta dalla legge marxiana dell'accumulazione, che costituisce l'idea centrale del «Capitale», ed е а sua volta fondata. sulla legge del vаlorе” (3).
L'interesse della posizione di Grossmann si evidenzia ulteriormente attraverso un raffronto con quella di Sweezy. Nel suo noto libro Teoria dello sviluppo capitalistico Sweezy interpreta infatti lа legge del valore comе un meccanismo di equilibrio, sostanzialmente sganciato dal processo di accu-mulazione: “la legge del valore è essenzialmente una teoria di equilibrio generale sviluppata in prima istanza con riferimento alla produzione di merci semplice, е successivamente adattata аl capitalismo” (4).
Il compito della legge del valore sarebbe cioè di garantire, sia pure in modo cieco, quell'equilibrio che in una società socialista sarebbe assicurato da una pianificazione consapevole e da un controllo sociale dell’еconomia. In questo modo la teoria del valore, da. fondamento della critica dell'economia capitalistica, diventa il principio che ne spiega e giustifica l'esistenza: “Nessuno ha il potere di decidere соmе deve essere distribuita la forza produttiva о in quale quantità debbono essere prodotti i vari tipi di merci; eppure il problema trova la sua soluzione, е non in maniera esclusivamente arbitraria e incomprensibile. E' compito della legge del valore di spiegare соmе ciò accade e quale ne sia il risuItato”.(5). Da una tale interpretazione consegue necessariamente una frattura tra teoria del valore e teoria dell'accumulazione e delle crisi. Il processo di accumulazione diventa infatti, invece dello sviluppo e della realizzazione della legge del valore, la risultante del complesso gioco di fattori empirici di volta in volta storicamente operanti. Così Sweezy giunge а relativizzare ed empiricizzare anche la caduta tendenziale del saggio di profitto che, da “legge più importante dell'еconomia politica” (6), diventa uno dei vari fattori di crisi. Ci sembra. che qui а Sweezy sfugga la distinzione fondamentale реr !'analisi marxiana tra piano dell'essenza e piano del fenomeno. Sarebbe errato infatti interpretare il «Capitale» сome un'ореrа di ricostruzione immediata del movimento empirico storico-есоnomico. Marx opera nella, sua trattazione sulla base di tre distinti piani analitici: il piano della forma essenziale (Kerngestalt), il piano della concorrenza (superficie), il piano del movimento storico-empirico. Quest'ultimo livello non viene trattato sistematicamente e si inserisce nell'оpera solo а tratti con funzione di esemplificazione illustrativa. Lo stesso piano della concorrenza non è stato trattato che frammentariamente da Marx а causa dell'incompiutezza del «Capitale». Questa stessa incompiutezza non è tuttavia puramente casuale. Essa è infatti un indice dell'importanza che Marx attribuiva ad un adeguato sviluppo del primo livello per la comprensione е determinazione degli altri due. E’ basandosi su questo piano che Магх formula le due leggi fondamentali dell'accumulazione e della caduta del saggio di profitto in quanto espressione diretta della forma storico-sociale del modo di produzione capitalistico. Ciò è conforme alla impostazione metodologica generale della «сritica dell'economia politica» (fondata а sua volta sulla struttura specifica. della società capitalista). In base а queste considerazioni l’accusa di economicismo deterministico, che Sweezy rivolge а Grossmann, non appare giustificata; anzi si rivela fondata а sua volta su una sostanziale incomprensione metodica di Marx. Per Sweezy “lа teoria di Grossmann mostra in modo tipico quelli che sono i pericoli del pensiero meccanicistico nel campo della scienza sociale” (7). Egli non comprende quindi l’importanza metodologica dell'astrazione in Grossmann, che serve а stabilire il nesso tra struttura storico-sociale e legge di tendenza: “Appunto per questo Магх è un vero dinamico, in contrasto con l'economia borghese che è essenzialmente statica (tendenza аll’equlibrio) che si realizza automaticamente — lа crisi deve giungere come deus ex machina dall’esterno del sistema. In Marx lo squilibrio è connesso con l'essenza del sistema" (8)
L’analisi teorica del capitalismo e la fondazione di una prassi rivoluzionaria dipendono da una corretta interpretazione della critica dell’economia politica, fondata sulla distinzione tra essenza e fenomeno. Se dunque è vero che la critica marxiana dell'economia non mira ad una rappresentazione della гeаltà storico-empirica, ma ad una ricostruzione dell'essenza da cui questa è determinata nel suo movimento, l’accusa di Sweezy risulta infondata. In tal caso si potrebbe а buon diritto ritorcere contro Sweezy stesso l’accusa di economicismo con cui credevа di liquidare Grossmann. Proprio su questo punto регò, sui rapporti cioè tra legge tendenziale e movimento storico sorge una serie di problemi ai quali è necessario rivolgersi, benchè lo spazio non ci conceda una trattazione dettagliata.
Il primo di questi problemi è costituito dal modo in cui Grossmann introduce е giustifica quelle che egli chiama ipotesi semplificanti.  L'indubbio merito di Grossmnnn, di aver rilevato per. primo le astrazioni semplificanti di cui si servе il processo di esposizione riel «Capitale», è d'altrа parte controbilanciato dalle aporie in cui sbocca l’interpretazione che egli ne offre. Il problema è affrontato nel II capitolo del libro sullа legge dell'accumulazione е sul crollo del sistema capitalista. Qui Grossmann delinea brevemente i presupposti metodologici dell'analisi dell'ассumulаziопe. Si tratta in particolare dell'ipotesi che i prezzi restino costanti, il che implica un valore costante del denaro, uno stato di equilibrio del meccanismo capitalistico, e la provvisoria esclusione della concorrenza e del credito dell'ambito dell'analisi. Lа funzione delle ipotesi semplificami аll'interno dell'argomentazione di Grossmann è di isolare i momenti essenziali del processo di accumulazione che, anche а prescindere pеr esempio da variazioni di prezzi, ne determinano il decorso. “Questo è il presupposto fondamentale tanto рer l’analisi del capitalismo in generale, che in particolare per l'analisi dell'accumulazione capitalista. Solo а partire dalla base metodologica acquisita in questo modo si può роrre lа questione: qual è l'effetto dell'accumulazione del capitale sul decorso del processo di riproduzione? L'equilibrio presupposto può alla lunga mantenersi о si presentano nel corso dell' accumulazione nuovi momenti, che рrоducono un disturbo dell’equilibrio? In quest'ultimo caso avrernmo fornito lа prova che i disturbi nel corso del processo di riproduzione е di accumulazione non dipendono da. cambiamenti di valore (prezzo), sia del denaro, sia delle merci ed è perciò necessaria un’altra spiegazione”(9).

Grossmann interpreta l’introduzione delle ipotesi semplificanti соme una pura costruzione metodologica di un modello astratto, i cui rapporti соn lа геаltà delle categorie sociali su cui è fondato non vengono chiariti. Il suo scopo primario с di fornire un sistema di costanti, assenti nella realtà, che permetta un inquadramento sistematico dei fattori empirici operanti all’interno del processo di accumulazione. Questo carattere di modello astratto, per così dire –euristico-, risulta ancora più evidente se si considera la funzione che esso deve svolgere nel contesto dell’analisi. Il problema centrale è infatti di misurare le variazioni della grandezza del plusvalore nel corso dell’accumulazione del capitale e il modello serve quindi da sistema di coordinate economiche, che, conformemente al principio metodico galileiano “misura tutto ciò che è misurabile e rendi misurabile ciò che non è misurabile”(10), citato qui da Grossmann, permette una trattazione matematico-quantitativa della materia. Cosi Grossmann nel tentativo di offrire una soluzione positiva ai problemi lasciati aperti da Marx incorre in una serie di ambiguità. Il problema della realtà dell'analisi astratta del capitale in generale viene risolto attribuendole il valore di un modello, il problema del rapporto tra i vari livelli di astrazione trova una soluzione ispirata al metodo delle scienze naturali, caratterizzato come metodo dell'approssimazione progressiva alla realtà empirica, e il senso generale della critica dell’economia politica viene indicato nella ricerca delle variabili quantitative da cui dipende la sopravvivenza del sistema. Le ragioni di questa insufficiente mediazione e del carattere aporetico della soluzione positiva proposta da Grossmann vanno ricercate nel più generale problema del rapporto teoria-empirica nella critica marxiana dell'economia. Ma proprio per questo motivo non è giustificabile una facile liquidazione del tentativo di Grossmann come «deterministico» ed «economicistico». Il rapporto teoria-empirica resta infatti a tutt’oggi, insoluto, al centro delle più recenti discussioni sulla teoria della crisi. (11)
E' merito dei lavori di H.G.Backhaus e soprattutto di H.Reichelt avere impostato decisamente questo problema ponendo cosi le premesse per uno sviluppo critico del discorso. Nel suo libro “Sulla struttura logica del concetto di capitale in Karl Marx” Reichelt mette in luce il carattere dialettico del procedimento marxiano fondato sul complesso rapporto di distinzione ed implicazione tra essenza e forma fenomenica che, nell’ambito dell’analisi del concetto di capitale, si presenta come rapporto tra capitale in generale e concorrenza come capitale per sé assente Attraverso la deduzione dialettica delle singole gole categorie sociali, Marx si propone, secondo Reichelt, nel processo di esposizione del -Capitale- dl mostrarne l’origine e la necessità in quanto forme reificate di una società il cui processo dl riproduzione non a subordinato il controllo del. produttori. Per Reichelt l’esposizione marxiana delle categorie contiene... solo la deduzione di quelle forme, attraverso le quali solamente la legge del valore si può realizzare, esse sono in un certo senso l'apriori presupposto ad ogni movimento reale.

Concludendo si potrebbe in un certo senso riprendere nei confronti di Grossmann la critica rivolta da Marx all’economia politica classica e in particolare a Ricardo. Diversamente dall’economia volgare, che si arresta alla sistematizzazione apologetica del fenomeni superficiali, gli economisti classici scoprono il nesso interno  dell'economia capitalista e tentano di ricostruirne il rapporto con le forme fenomeniche senza riuscire pero a trovare gli anelli intermedi necessari alla mediazione. Questo parallelo non vuole essere niente più che un confronto analogico; infatti Grossmann è ben consapevole della differenza qualitativa che intercorre tra le categorie critiche marxiane e quelle dell'economia classica, come è documentato in particolare nel libro «Sulla dinamica ecc. ». Questo raffronto tuttavia mette in evidenza tutta la portata dei problemi teorici sollevati ma non risolti dall’interpretazione di Grossmann.
Uno dei punti più controversi della teoria di Grossmann è l'uso degli schemi di.Otto Bauer nel contesto della sua analisi della legge dell’accumulazione del capitale. La critica rivolta più spesso a Grossmann è infatti dl aver voluto dimostrare la necessità del crollo del capitalismo sulla base del calcolo arbitrario impostato da Otto Bauer nella sua polemica con Rosa Luxemburg. Nel suo articolo sull'accumulazione del capitale, Bauer aveva costruito uno schema di riproduzione che doveva dimostrare, contro le tesi sostenute da Rosa Luxemburg nel suo libro dallo stesso titolo, la possibilità di un'accumulazione capitalista senza ricorso ai mercati esterni. Il modeIlo così costruito, pur tenendo conto delle variabili essenziali per il processo di accumulazione (aumento della composizione organica del capitale, degli operai impiegati ecc…) finiva per provare la possibilità di uno sviluppo equilibrato, in cui i fattori perturbatori di crisi intervenivano solo dall'esterno.

Bauer parte dal problema di come si dovrebbe compiere l'accumulazione del capitale per restare in equilibrio con la crescita della popolazione. Compiuta questa analisi si può passare facilmente sempre secondo Bauer а considerare che effetti deve produrre il disturbo di questo equilibrio. Dato un certo saggio di incremento annuo della popolazione e postulato un certo tipo di sviluppo tecnico, Bauer determina in un primo momento lе grandezze e i saggi di incremento del capitale variabile e costante sociale. Fissato un saggio di plusvalore costante, si può determinare, in base alle premesse definite sopra, la parte di plusvalore che deve essere investita in сарitale variabile е costante nelle proporzioni postulate. Ne risulta un certo saggio di accumulazione (rapporto tra plusvalore accumulato е plusvalore complessivo). Da questo modello per il processo di accumulazione del capitale sociale complessivo, Bauer. passa poi ad un modello in due settori (mezzi di produzione e beni consumo) attraverso la divisione delle grandezze ottenute precedentemente.
La crisi risulta da uno sfasamento temporaneo tra la crescita demografica e il ritmo dell'accumulazione (12). Poiché però per Bauer nel modo di ргоduziопе capitalistico с'е una tendenza all’adeguamento dell’accumulazione alla crescita della popolazione, sia pure attraverso lа crisi, egli è portato ad ammettere lа possibilità che uno sviluppo economicamente illimitatо del sistema сарitalistico nel modo illustrato dal suo schema di асситиlаziопе: Il fallimento del саpitalismo non sarà determinato meccanicisticamente dall'impossibilita di realizzare il plusvalore. Sara la ribellione а cui esso spinge le masse popolari а farlo cadere. Non quando l’ultimo contadino е l'ultimo piccolo borghese sulla superficie della terra saranno trasformati in lavoratori salariati e si chiuderà perciò l’ultimo mercato esterno, сгоllегà il capitalismo; esso sarà abbattuto molto prima dalla crescente ribellione della classe operaia, semрге più numerosa, е istruita, unificata e organizzata dal meccanismo dello stesso processo di produzione capitalistico".
Nell'artiсolо di Bauer trova in un certo senso la sua conclusione la discussione sugli «schemi di riproduzione» marxiani, сhе aperta аll’inizio del secolo da Tugan-Ваranowskij con il suo libro Studi sulla teoria е lа storia delle crisi commerciali in Inghilterra, si era sviluppata in una serie di pubblicazioni е di interventi di Kautskv, Hillferding, Rosa Luxemburg, Eckstein есс. In Marx, come è noto, gli schemi di riproduzione avevano lа funzione di indicare lа complessità dei rapporti tra valori d’uso e valori di scambio che devono essere osservati реrchè il processo di riproduzione sociale possa avvenire. Essi avevano inoltre una funzione critica nei confronti dell’economia classica che, incapace di distinguere tra capitale costante e capitale variabile, finiva per identificare il prodotto sociale annuo con il reddito dello stesso periodo. Attraverso esempi numerici volutamente arbitrari Marx si era limitato а delineare le condizioni necessarie della riproduzione, senza che ciò ne implicasse lа realizzabilità in forma equilibrata еd armonica.
Grossmann inserisce lo schema di Bauer nel quadro delle sue ipotesi semplificanti. Egli accetta cine il modello dello sviluppo equilibrato come strumento astratto per dimostrare la necessità della сrisi е del crollo Sviluppando il calcolo di Bauer, che egli riprende con lievi modifiche, al di là del limite di quattro anni а cui si era arrestato Ваuer, nе rovescia il significato а riprova della necessità economica del crollo.
La posizione di critica di Grossmann rispetto а Bauer si può sintetizzare nel modo seguente. Bauer ргesuppone пеl suo schema lа costanza del saggio di plusvalore malgrado l’ipotesi di un forte progresso tecnico; in secondo luоgo egli tiene esclusivamente conto del valore trascurando cosi il momento dеl valore d'uso; egli confonde infine il carattere аstratto del modello соn le sue necessarie semplificazioni соn un'illustrazione deIlo sviluppo геаlе del capitalismo. Nel momento in cui polemizza con lo schema nеo-armonico di Bauer, Grossmann definisce la propria posizione critica nei confronti della teoria del сгоllо di Rosa Luxemburg. Se da una. parte ne condivide lа tesi centrale si sullа necessità del сгоllо del sistema capitalista е соme lа Luxemburg scorge in questa tesi la chiave di volta dellа critica marxiana nell'economia politica, senza la quale il movimento socialista resterebbe privo di una base оggettiva е ricadrebbe al livello del socialismo utopistico о potrebbe legittimamente aprirsi а prospettive riformiste, dall'altra egli la critica aspramente рeг l'incomprensione del metodo di Магх е per. il conseguente travisamento delle ragioni del cгоllо. In altre рагole Rosa Luxemburg per Grossmann ha tenuto fermo аll’idea сentrale di Mагх, per cui il meccanismo dell'accumulazione capitalista porta in sè lе cause del suo arresto, ma per un'insufficente comprensione del metodo di Marx non è in grado di scorgere quali siano queste cause, ed e costretta perciò а costruire una spiegazione sostitutiva che, oltre а tradire il nucleo metodologico е аnalitico di Магx, è teoricamente insoddisfacente. Rispetto alle aporie dell'interpretazione della Luxemburg, lo schcma di Bauer, malgrado le riserve riportate sopra, offre рег Grossman i vantaggi seguenti: “Bauer è riusito а costruire uno schema di riproduzione che, а parte аlcuni errori, risponde а tutti i requisiti formali che si possono porre ad una costruzione formale di questo tipo e non presenta nessuno dei difetti denunciati da Rosa Luxemburg nello schemа di riproduzione marxiano: 1) tiene conto dello sviluppo illimitato del progresso tecnico (sviluppo delle forze produttive) e presente una composizione organica del capitale in costante aumento... 2) anche l’obiezione di Rosa Luxemburg contro lo schema marxiano -manca una chiara regola in questa accumulazione e in questo consumo-, viene а cadere davanti allo schema di Bauer. Qui non с'е più arbitrio, ci sono regole bеn definite, secondo le quali l'accumu1azione deve svolgersi... 3) sebbene i capitalisti aumentino assolutamente il loro consumo, essi possono impiegare grazie аll'aumento della produttività е della massa di plusvalore una parte sempre maggiore del plusvalore per l'accumulazione; 4) anche la completa uniformità, richiesta da Rosa Luxemburg реr l’accumulazione nei due settori dello schema vi è realizzata... 5) infine il saggio del profitto cade nello schema di Bauer in armonia соm lа legge marxiana della caduta tendenziale del saggio di profitti in seguito all'aumento progressivo della composizione organica del capitale" (13).
Concludendo quindi, lo schema di Bauer rappresenta un utile strumento di analisi del processo di accumulazione “nellе condizioni più favorevoli per l'esistenza del capitalismo, presupponendo cioè un equilibrio tra produzione e smercio” (14).

La spiegazione che Grossmann fornisce dello sviluppo capitalistico е della sua inevitabile fine e tutta centrata dunque sul processo di accumulazione inteso come sviluppo immanente e necessario della legge del vаlоге. Il problema della riproduzione allargata, nei termini in cui ега stato posto da Rosa Luxemburg, è quindi рег Grossmann un falso problema. . Il сгоllо del sistema non аvviene quindi per Grossmann in seguito аll'intervento di fattori esterni - siano essi squilibri tra domanda е offerta о la saturazione delle cosiddette агее non capitalistiche- ma pеr una contraddizione intrinseca allo stesso meccanismo di accumulazione (e che si manifesta gia sul piano della riproduzione semplice). Accettando il sistema di coordinate di Ваuег, che noi. generalizza in una forma algebrica, Grossman perviene а dimostrare che in seguito аl costante e progressive aumento della composizione organica, malgrado l’aumento assoluto della рорolazione lavorativa e il conseguente aumento della massa d plusvalore prodotta, si giunge ad un momento del processo di accumulazione, in cui il plusvalore prodotto non basta a mantenere il ritmo dell'accumulazione osservato in precedenza. Si pone cosi oggettivamente l'alternativa di un rallentamento del ritmo dell’accumulazione, che implicherebbe il non assorbimento di tutta la forza lavoro presente sul mercato in base al saggio di incremento demografico presupposto, е quindi la creazione di un esercito di riserva di disoccupati, о di una riduzione dei salari e quindi di un aumento del saggio e della massa del plusvalore. In entrambi i casi si presenterebbe una situazione oggettiva di inasprimento della lotta di classe aperta. L’altra possibilità, non esclusa, ma semplicemente differita nel primo caso, è quella di una crisi economica generale in seguito ad un rifiuto dei capitalisti di continuare ad investire senza la possibilità di ottenere una massa di plusvalore maggiore rispetto а quella ricavata nell’ultima fase dell’investimento. “Lа massa di plusvalore è come un serbatoio d’acqua che in un dato periodo riceve un afflusso d'acqua in una certa percentualе, ma nello stesso tempo perde acqua in una рercentuale maggiore... Dоpо un certo tempo il serbatoio si deve vuotare; la quota da capitalizzare ogni anno non solo esaurisce il plusvalore, ma dovrebbe аllа fine essere maggiore del plusvalore sebbene non ne sia che una parte. Qui è lа contraddizione. Lа mаssa di plusvalore, dato il ritmo presupposto dell’accumulazione non può più fornire la massa occorrente ogni anno реr l'accumulazione. Si giunge così аl сrоllо del sistema, alla sua necessaria fine economica” (15).

Lа teoria della crisi di Grossmann, che praticamente viene а coincidere сon lа sua teoria dell'accumulazionе е del crollo, si distingue nettamente dalle altre teorie della crisi, per esempio quella della disproporzionalità е quella del sottoconsumo. Come esempio di una tеогiа della disproporzionalita si può prendere in considerazione lа teoria della crisi di M.Tugan-Baranowskij. Nel suo libro Studi sulla teoria e la storia delle crisi commerciali in Inghilterra, Tugan sintetizza la sua tesi nel modo seguente: “L’economia capitalista non possiede un principio regolatore che svolga il ruolo del consumo sociale nell’economia mercantile semplice. La ricerca della maggiore espansione possibile della produzione è un tratto caratteristico del modo di produzione capitalista. Il limite assoluto per l’estensione della produzione è costituito dalle forze produttive di cui la società dispone…Il capitale non può però mai raggiungere questo limite. Abbiamo visto infatti che nel caso di una distribuzione proporzionale della produzione sociale è la stessa offerta di merci a creare la domanda. Il conseguimento di una completa proporzionalità comporta una serie di difficoltà insuperabili. Ogni distribuzione del capitale sociale che non sia proporzionale porta alla sovrapproduzione di alcune merci; е poiché le relazioni tra tutti i settori produttivi sono molto strette, una sovrapproduzione parziale di alcune merci si trasforma facilmente in una sovraproduzione generale; il mercato si riempie di merci invendute e sopraggiunge il crollo dei prezzi".
La teoria della crisi di Tugan dunque è fondata sostanzialmente sulla tesi dell’insuperabile anarchia del mercato nel sistema capitalistico, che impedisce una distribuzione proporzionata delle forze produttive e quindi della produzione. Per Grossmann la teoria della di sproporzionalità è priva di validità in quanto non chiarisce tre circostanze fondamentali: in primo luogo la teoria di Grossmann dimostra la necessità della crisi anche nel caso di una proporzionalità tra i diversi settori della produzione; le di sproporzioni inoltre possono dare origine a crisi parziali o settoriali, ma non necessariamente ad una crisi generale; in quanto risultato necessario di una economia regolata unicamente dal mercato, in cui cioè ogni merce deve compiere un salto mortale per realizzare il proprio valore nella vendita, le di sproporzioni non fanno che indicare la possibilità costante di crisi insita nel sistema capitalista, senza poter spiegare perché la crisi debba avvenire piuttosto in un determinato momento che in un altro. In modo altrettanto deciso Grossmann respinge la teoria del sottoconsumo. Per questa teoria, che può richiamarsi a diversi passi di Marx, la causa delle crisi è da ricercare in uno squilibrio tra la produzione e la domanda solvibile di beni di consumo (Moskowsa e Sweezy). Il problema centrale del capitalismo sarebbe quello dell’insufficiente consumo. Anche questa tesi presta il fianco ad una critica fondamentale dal punto di vista di Grossmann. In primo luogo la caratteristica essenziale del sistema capitalistico è la produzione per la produzione vale a dire l’impiego e lo sviluppo di forze produttive non in vista del consumo, ma per l'incremento della produzione stessa; in secondo luogo la teoria in questione sposta il problema dalla sfera della produzione e cioè dalla sfera della creazione del plusvalore alla sfera del mercato e cioè quella della realizzazione; infine sebbene il sottoconsumo sia una costante del sistema, nel senso che la produzione è sempre superiore al consumo, questo si esprime proprio nell’ultima fase del ciclo economico che preclude alla crisi.
Ciò non toglie tuttavia che, malgrado la loro debolezza come spiegazione sistematico-generale del meccanismo capitalistico, le sue teorie in questione contengano elementi di parziale validità nella misura in cui mettono in luce singoli aspetti della crisi.

Passiamo ora come ultimo punto ad esaminare come Grossmann affronti il problema della contro-tendenze alla tendenza fondamentale verso il crollo dell’accumulazione capitalista. E’ proprio in relazione a questo problema che la separazione tra piano logico-astratto e paino empirico raggiunge in Grossmann il suo punto più alto. Le controtendenze hanno infatti per lui un valore puramente empirico, si limitano cioè a rallentare e a relativizzare storicamente la marcia del sistema verso la –catastrofe-, ma non sono in grado di metterla in causa o di arrestarla. Di qui un’ambivalenza nell’impostazione del discorso: l’insistenza sul carattere empirico permette da una parte a Grossmann di allargare il campo della ricerca e di prendere in considerazione un vasto materiale sulla dinamica effettiva della crisi, dall’altra parte lo induce a non approfondire l’analisi dei singoli fattori contro tendenziali verificandone la possibilità di modificare essenzialmente la legge generale. “I fattori che frenano la tendenza al crollo o permettono di superare la crisi sono di diversa natura; essi si possono tuttavia raccogliere complessivamente in due categorie, a seconda degli effetti che producono: o la riduzione del valore del capitale costante o l’aumento del plusvalore; in entrambi i casi il saggio di profitto, e cioè la valorizzazione del capitale avanzato, aumenta e si consolida”(16). Questi momenti sono da ricercare per Grossmann nella sfera della produzione come in quella della circolazione, all’interno del mercato capitalistico e nelle sue relazioni con l’esterno. La loro azione spiega come la tendenza al crollo, si manifesti in una serie di cicli e di crisi, la cui gravità va però accentuandosi con lo sviluppo del processo di accumulazione e quindi con il conseguente indebolirsi delle controtendenze. Grossmann connette a questo punto il manifestarsi delle controtendenze con il fenomeno dell’imperialismo. Con l’indebolirsi dell’effetto delle controtendenze sorge infatti la necessità dell’espansione imperialistica, che a appunto la funzione di immettere plusvalore appropriato all’esterno nel meccanismo di accumulazione che non è più in grado di produrre a sufficienza per mantenere in vita il sistema. Anche l’imperialismo non rappresenta però per Grossmann che un mezzo provvisorio per superare le difficoltà di fondo dell’accumulazione. Senza essere in grado di risolverle –di assicurare cioè una ripresa autonoma del processo di accumulazione- vi aggiunge inoltre il problema della concorrenza e della lotta tra nazioni capitalistiche alla ricerca di plusvalore da appropriare sui mercati internazionali. Anche in Marx –al quale Grossmann si richiama esplicitamente nella sua trattazione (17)- le controtendenze non contraddicono la tendenza alla caduta del saggio di profitto. “E cosi si è visto, in generale, che le medesime cause che determinano la caduta del saggio di profitto, danno origine a forze antagonistiche che ostacolano, rallentano e parzialmente paralizzano questa caduta. Esse non invalidano la legge, ma ne indeboliscono l’azione” (18). Sia per Grossmann dunque che per Marx la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto contrassegna un processo necessario a cui rende lo sviluppo del capitalismo. Si può dunque concludere che, malgrado alcune differenze e talora anche divergenze in certe soluzioni metodologiche (19), interpretazione di Grossmann dimostra la sua fedeltà di fondo alla critica marxiana dell’economia politica. Come, malgrado ciò, essa non risolvesse i nuovi problemi posti alla teoria marxiana dalle innovazioni strutturali avvenute all’interno del sistema capitalistico dopo la grande crisi del 1929 (ci riferiamo soprattutto all’intervento diretto e organico dello stato nel processo economico), si può vedere in quanto segue, affrontando gli sviluppi della teoria di Grossmann nel più importante dei suoi allievi, Paul Mattick.
Mattick prende le mosse dall’interpretazione di Grossmann della teoria marxiana, come si trova tracciata oltre che nel libro sulla “Legge dell’accumulazione e del crollo”, nel libro sulla “Dinamica”, per svilupparla ed adeguarla al nuovo livello raggiunto dall’organizzazione capitalistica dopo la grande crisi del 1929. La prosecuzione dell’analisi di Grossmann da parte di Mattick mira a fornire gli strumenti teorici atti a speigare i nuovi fenomeni del processo economico capitalistico. Mattick connette strettamente la teoria grossmaniana alla crisi del 1929, che rappresenta per lui il punto culminante del processo di accumulazione delineato nel libro sul crollo. Nello sviluppare l’analisi di Grossmann Mattick si mantiene sostanzialmente fedele al suo modello originale, che ritiene convalidato e dalla crisi del 1929, e dai successivi tentativi capitalistici di rimettere in moto il meccanismo di accumulazione. Per Mattick infatti la storia del sistema capitalistico dopo la grande crisi è una continua ricerca, attraverso misure necessariamente parziali e di carattere empirico - programmatico, di bloccare la propria tendenza all’autodistruzione.

Соп la crisi del 1929 cioè l'accumulazione capitalistica hа raggiunto per Mattick il punto in cui, а causa dell'aumento della composizione organica, il capitale sociale complessivo non è più in grado di produrre la massa di plusvalore necessaria al mantenimento del ritmo di accumulazione: il reinvestimento del plusvalore prodotto а questo punto non permetterebbe la produzione di una massa di plusvalore maggiore, l'investimento perciò si arresta — perche non е più redditizio, — il plusvalore resta invenduto, inizia la crisi. Questo è, molto sommariamente„ il modello della crisi delineato da Grossmann e ripreso e approfondito da Mattick per spiegare in generale la crisi capitalistica di sovrapproduzione. Ma le –normali- crisi cicliche, attraverso la svalutazione del capitale costante, l'aumento del saggio plusvalore (riduzione dei salari), il processo di concentrazione е la razionalizzazione dei metodi produttivi, producono le condizioni per la ripresa del processo produttivo, ristabiliscono cioè la redditività degli investimenti. Nella crisi de1 1929 invece, malgrado questi fenomeni abbiano raggiunto un'ampiezza сhe non trova riscontro nella precedente storia del capitalismo, non sono stati sufficienti а rimettere in moto il processo di accumulazione. L’elemento che, nell'angolatura interpretativa proposta da Mattick, frena la ripresa del meccanismo di accumulazione è l’aumento del capitale costante. Si sarebbe cioè realizzato ciò che Marx aveva affermato in forma di anticipazione nel III volume del Capitale, е cioè che “il modo capitalistico di produzione trova nello sviluppo delle forze produttive un limite il quale non ha nulla а che vedere con la produzione della ricchezza come tale; е questo particolare limite attesta il carattere ristretto, semplicemente storico, passeggero del modo di produzione capitalistico; prova che esso non rappresenta affatto l'unico modo di produzione che possa produrre la ricchezza, ma al contrario, giunto а una certa fase, entra in conflitto con il suo stesso ulteriore sviluppo”.
Alla luce di questo modello teorico Mattick compie un'analisi critica della. cosiddetta economia mista. Quest'ultima ha secondo Mattick la funzione di contenere il carattere catastrofico della crisi stabilizzando il processo di riproduzione sociale in modo tale che, se pure l'accumulazione non può riprendere, il sistema riesce а sopravvivere е а raggiungere una certa forma di prosperità. Lа forma specifica di questa sopravvivenza. e di questa prosperità rappresenta d’altra parte il sintomo che la crisi non è stata realmente superata. Una via di uscita dalla crisi del capitalismo mondiale si apre per Mattick solo con la fase che рrepara lo scoppio della guerra mondiale. Con questa si produce da una parte in Europa una serie di distruzioni che permetteranno alla fine della guerra la ripresa del processo di accumulazione; dall'altra, negli Stati Uniti, si sviluppa un settore direttamente dipendente dalla domanda dello stato. In questo settore statale trova impiego, secondo il modello di Mattick, il plusvalore inaccumulabile nel settore privato, in modo che quest'ultimo può riprendere la produzione. Il settore privato сioè produce il plusvalore sociale complessivo, senza riprendere l'accumulazione, che resta non redditizia. Il plusvalore prodotto, (schematicamente; mezzi di produzione e beni di consumo), viene assorbito dal settore statale, che lo impiega per la produzione di beni richiesti dallo stato. Questi beni (Mattick реnsа soprattutto alla produzione di armamenti, alla ricerca spaziale есс.), рег le lого caratteristiche fisiche, sono inutilizzabili per lа produzione in qualsiasi settore. Il settore statale resta quindi dipendente dal settore privato in ogni fase del ргосеssо produttivo: quanto vi viene impiegato e quanto vi viene prodotto esce praticamente dal circuito della riproduzione sociale. Il suo sviluppo rappresenta quindi un'infrazione сontro lа logica dell'accumulazione, basata sulla produzione e l’investimento di una quantità di plusvalore sempre maggiore, ed è piuttosto un sintomo della situazione di crisi in cui si trova il capitalismo avanzato, che lа sua soluzione. Se si considera inoltre la classe capitalistica nel suo complesso, si giunge аllа conclusione per Mattick non solo che il plusvalore cosi impiegato e consumato improduttivamente, ma che lo stato se lo appropria gratuitamente. Infatti lo stato e in grado di comprare i beni prodotti dal settore improduttivo solo in base alle entrate derivanti da tasse о prestiti. In entrambi i casi sono quindi i capitalisti stessi (20) а dover finanziare con il proprio denaro l’acquisto da parte dello stato dei beni che hanno prodotto. Nel caso delle tasse l'esproprio è definitivo, in quello dei prestiti, ufficialmente solo provvisorio, ma il costante aumento del debito pubblico indicherebbe che la rimborsabilità anche di questi fondi è tendenzialmente esclusa. Per Mattick questo processo di ingerenza del settore pubblico è in progressiva espansione. Con lo sviluppo della produttività del settore privato, nеllа prospettiva ultima di una completa cibernazione, е quindi con la liberazione di forza lavoro, il settore statale deve estendersi sempre di più рег mantenere la stabilita sociale del sistema. Esso d'altra parte resta dipendente dalla produzione di plusvalore del settore privato che, per permetterne l'estensione, dovrebbe quindi aumentare. Ma questa tenderebbe invece а diminuire per l'aumento della composizione organica del capitale. “Lа produzione indotta dallo stato comincia регchè diminuisce l’accumulazione privata di capitale. L'impiego di questo metodo fa diminuire ulteriormente l'accumulazione privata, per cui la produzione non а scopo di profitto aumenta. Questa, а sua volta, fa diminuire ulteriormente l'espansione privata di capitale, е così via. Finche il settore privato domina, non с'è modo di indulgere alla produzione che non si propone di realizzare profitto, se non а spese di quella privata di capitale а scopo di profitto. Alla fine, i limiti della produzione privata di capitale sono perciò i limiti della produzione indotta dallo stato. Per cambiare questa situazione per mezzo di interventi statali рiù ampi, ci vuole la presenza di governi capaci di distruggere — e disposti а distruggere — il predominio del capitale privato e di passare dal controllo dello stato alla proprietà dello stato” (21).
Il modello di Mattick rappresenta dunque, soprattutto se confrontato соn lа рiù famosa teoria di Вагап e Sweezy(22), il tentativo più rigoroso di sviluppare е proseguire l'analisi del capitalismo sulla base della teoria marxiana del valore e dell'accumulazione. In questo modello non mancano certo punti oscuri e insufficientemente articolati sul piano dell’analisi (valgano сome esempio la mancata specificazione del terzo settore е l'insufficiente approfondimento dei meccanismi finanziari e monetari); ciò induce pero а proseguire sulla linea di questa impostazione, che si trova ora soltanto nella sua fase iniziale, рег ricostruire lа critica dell'economia politica аl livello della totalità complessa e articolata del capitalismo contemporaneo. Сomе questo compito non sia affatto un puro esercizio accademico, ma implichi piuttosto problemi determinanti di teoria politica, lo dimostra lo stesso impegno rivoluzionario e militante di Mattick, rappresentativo di una intera fase storica della sinistra comunista occidentale.

NOTE
1)Il crollo del capitalismo, La legge dell'accumulazione е del crollo del sistema capitalistico, H.Grossman
2) Ivi
3) Ivi
4)La teoria dello sviluppo capitalistico, P.Sweezy
5) Ivi
6) Grundrisse, K.Marx
7) La teoria dello sviluppo capitalistico, P.Sweezy
8) Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica, H.Grossman
9)Ivi
10) Ivi
11) Valga ad esempio il Mandel, nei cui laviri ci troviamo di fronte ad una confusione e commistione acritica di piano categoriale e piano empirico, che dà luogo a continui passaggi non mediati dall’uno all’altro e di conseguenza a un rapporto di reciproca strumentalizzazione tra liello sistematico concettuale e livello empirico.
12) Per una critica su questo punto, la replica di Rosa Luxemburg L’accumulazione del capitale
13) Il crollo del capitalismo, La legge dell'accumulazione е del crollo del sistema capitalistico, H.Grossman
14) Ivi
15) Ivi
16) Ivi
17) IVI
18) K.Marx IL capitale, III, pag 249 (Capitale, III, IV ediz, a cura di M.L.Boggeri, pag 290). Va qui sottolineato che nella traduzione italiana manca sorprendentemente proprio quest’ultima frase – che è poi quella fondamentale – in cui Marx riafferma la validità della legge malgrado l’azione delle controtendenze.
19) Marx tratta l’azione della legge e quella delle controtendenze allo stesso livello d’astrazione, mentre per Grossmann si tratta di due livelli differenti.
20) Come è noto per Marx le tasse sono prelevate sul plusvalore
21) Marx e Keynes, P.Mattick
22) Il capitale monopolistico, Baran-Sweezy

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